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10.30.2020

Com’è partecipare agli showcase festival online? L’abbiamo chiesto a una professionista italiana.

A seguito degli avvenimenti legati al Covid-19, molti degli eventi internazionali riservati agli addetti ai lavori dell’industria musicale, quali fiere e showcase festival hanno dovuto optare per una versione digitale o ibrida per le edizioni 2020 e inizio 2021.

Il 27 e 28 agosto, Reeperbahn Festival ha organizzato i suoi due spin-off internazionali di Pechino e Nashville in una versione ibrida, digitale per le sessioni di matchmaking e conferenze con i professionisti dell’industria musicale cinese e americana e in presenza a Berlino, rispettando le normative anti-covid, per i partecipanti europei. 

Tre continenti, due giorni e un obiettivo: far incontrare colleghi dell’industria musicale cinese, americana e europea in uno spazio digitale, per continuare a fare network e scambiarsi idee. 

Grazie alla Call Formazione 2020 di Italia Music Export-SIAE (clicca qui per leggere il testo della Call Formazione), si potrà richiedere entro il 31 dicembre un rimborso spese per l’acquisto del biglietto d’accesso per gli showcase festival internazionali online, corsi di formazione di artisti, autori e professionisti del music business italiano in tema di export.

Abbiamo chiesto a Silvia Nocentini, artists manager di NoOx Management, che ha partecipato all’evento a Berlino, com’è andata.

 

 

Come hai saputo del programma e perché hai deciso di partecipare?

Ho individuato il programma attraverso i social, credo attraverso l’account Keychange. Ho deciso di iscrivermi al bando perché mi sarebbe interessato rivivere il contesto music business dal vivo in un ecosistema europeo (e non) attraverso le nuove modalità digitali. 

 

In cosa consisteva il programma e che tipo di attività erano previste durante i due giorni?

Il Reeperbahn International era sviluppato On site e Online, perciò è detto “evento ibrido”. On site i delegati europei sedevano ai propri tavoli di lavoro e seguivano i panel introdotti dagli ospiti europei, da quelli americani e cinesi in videoconferenza. 

Il team Reeperbahn ha sviluppato una piattaforma digitale dal quale potevamo rivolgere domande ai panelist in chat comune e analizzare il database dei delegati (e chat-videochat con loro). Altre attività riguardavano: visite virtuali alle varie company, tipo Universal Nashville e alcune label cinesi; matchmaking digitali con i delegati USA e CH. Ultima attività serale era quella dedicata ai live e al contest musicale.

 

Alcuni dei partecipanti erano presenti dal vivo, come te, da Berlino: chi erano, da dove venivano e in che ambito di music industry lavoravano?

Io ero l’unica italiana, ma anche l’unica “sud europea”. Gli altri erano per lo più tedeschi, olandesi, inglesi e polacchi. Alcuni dei loro ruoli nell’industria musicale: Artist managers, innovators di tecnologie nel campo radiofonico-streaming, distributori, label manager, music supervisors… 

 

È stato facile socializzare con loro e stabilire magari delle future collaborazioni?

È stato molto più facile interagire coi delegati online, poiché il tempo di “break” per dialogare con i delegati dal vivo era ridotto al minimo. Nonostante ciò, sono state due giornate intense anche per le modalità d’approccio ibride, perciò ho avuto comunque modo di concludere alcune collaborazioni future sia online che offline, scambiare idee riguardo al futuro e al presente della musica, soprattutto con le colleghe in Shesaid.so. 

 

Come sono andate le sessioni di match making?

Le sessioni di matchmaking, rispetto a quelle “dal vivo” a cui avevo già partecipato in passato, sono state davvero interessanti ma anche alienanti sotto un certo punto di vista. Avevamo 10 minuti per parlare con una lista di almeno 10 delegati scelti da loro per noi. Il tutto ovviamente online! 

 

È stato semplice creare connessioni con i delegati cinesi e americani connessi online?

Con gli americani c’è stata più facilità nella connessione, purtroppo non tutti i delegati cinesi hanno risposto alle videocall. Devo dire che sia con America che Cina sono riuscita a trovare una collaborazione futura. 

 

Qual è la cosa che hai trovato più interessante nelle conferenze?

Interessante è stata sicuramente la parte live e i panel. In un live in particolare mi ha fatto effetto vedere che il chitarrista fosse una proiezione di sé su uno schermo (il “vero” chitarrista non era riuscito a venire causa covid19). Inoltre, i panelist dal vivo venivano affiancati da quelli digitali attraverso degli schermi. Le postazioni sul palco erano predisposte come se gli schermi fossero parte integrante della conferenza: divanetti, bajour e schermi sostituivano i corpi umani. 

Ho trovato interessante la possibilità di comunicare attraverso una piattaforma ad hoc e con più delegati internazionali. 

Mi ha fatto molto piacere trovarmi ad un evento dove il numero delle delegate donne era pari a quello dei delegati uomini.

 

Cosa hai imparato?

La discussione sui possibili nuovi mercati su cui affacciarsi mi ha aperto all’esigenza di fare rete sempre più per rendere la nostra musica internazionale.  Importante è stato l’apprendimento di una lezione, quella della Cina, nell’affrontare il periodo di crisi dovuto al Covid19. Inoltre è stato ribadito sempre più il concetto del bisogno del passaggio graduale verso la digitalizzazione e alla necessità strategico-artistica del trovar modi sempre più digitali di star vicino al proprio pubblico. 

 

Consiglieresti ad altri tuoi colleghi e colleghe di partecipare ad eventi simili all’estero?

Si! Consiglierei vivamente di rendere sempre più internazionale la nostra presenza ed il dialogo con mercati differenti può portarci ad un’apertura e ad uno sviluppo. In più, penso sia fondamentale oggi giorno potersi dare la chance di apprendere nuovi metodi di lavoro, ispirarsi, stringere nuove connessioni, vivere in un mondo ibrido… 

 

 

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